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Fri 6th October 2017

Inizia nel fine settimana uno dei più interessanti eventi milanesi del #vino. Noi ci saremo, e ci saranno anche Cantine Colosi, Quintopasso, La Vis e Cesarini Sforza Spumanti! #bottiglieaperte2017 ... Vedi di piùVedi di meno

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Vino e mercato interno: qualche riflessione sul sistema di vendita in enoteche, ristoranti e dintorni

Le incertezze sulla sostenibilità futura del vino italiano ci sono e sono dense: la competizione è sempre più serrata, le offerte alternative sono ormai forti e credibili e lo saranno sempre più anche in casa nostra, molte nostre aziende produttrici sembrano impreparate, spesso non attrezzate con le competenze necessarie a fare fronte alle sfide attuali.

Altrettanto incerta e indebolita appare gran parte della filiera distributiva e in particolare le enoteche, che in molti casi sembrano non riuscire più a interpretare correttamente quello che agli occhi del pubblico è oggi il loro ruolo principale: non semplicemente vendere, ma soprattutto educare, coinvolgere, attrarre, appassionare. 

Quali sono le formule ideali di promozione e diffusione del vino oggi? Parecchie certezze si sono sgretolate, l’assunto di fondo è che non ci sono più bisogni insoddisfatti, ciò che sembra funzionare ha piuttosto a che fare con sensazioni più intangibili e difficili da imbrigliare, più vicine alle emozioni, alle esperienze. Chi ha a che fare con il pubblico è chiamato a lavorare su questo fronte, inoltre  per chi ha un esercizio di vendita l’aspettativa non può essere quella di scoprire la formula magica per il successo duraturo: tutto cambia sempre più velocemente e ciò che va bene oggi facilmente dopodomani avrà già stancato. C’è chi per questo resta fermo immobile e c’è chi si sperimenta facendo a volte qualche salto mortale senza rete di sicurezza. A Milano, come altrove, accanto ad esercizi un po’ polverosi, non mancano le sperimentazioni: c’è chi propone la cena in cui prima scegli il vino, preferibilmente naturale, poi ti abbinano loro il piatto a sorpresa; ci sono le pescherie in cui a tutte le ore puoi mangiare e bere un buon calice, ci sono i concept store in cui entri perché incuriosito da un nuovo attrezzo da cucina ed esci con sottobraccio un vino di cui hai bevuto un bicchiere in negozio insieme ad uno spuntino sfizioso; ci sono i ristoranti in cui porti il tuo vino, quelli in cui ti porti a casa la bottiglia che non hai finito…

Quello che al momento continua, per fortuna, a fare la differenza è il fattore umano: un sorriso, una gentilezza in più, un luccichio negli occhi che traspare in chi fa il suo lavoro ancora con amore e lo sa trasmettere.  Fornire valore aggiunto, non solo vendere un prodotto fisico: il punto vendita è già oggi e diventerà sempre più un luogo di informazione, formazione, condivisione, esperienza, emozione e le aziende vitivinicole sono e saranno sempre più chiamate ad aiutare in questo i titolari dei negozi, i gestori di enoteche, i sommelier dei ristoranti. Occorre insomma uno sforzo congiunto tra chi produce e chi propone e vende vino, verso una maggior chiarezza, una visione più forte e credibile, una missione più ampia e complessa che parte con il proporre un’esperienza, condividere un’alleanza, mantenere una promessa e si traduce, anche, in un atto di vendita.

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